La perdita è una dinamica profonda che squarcia il velo della realtà quotidiana. Si presenta quando viviamo il distacco da un essere caro o quando veniamo investiti da una perdita improvvisa, come accade nelle catastrofi della vita. In quell’istante, l’urto è così violento da portare l’essere a frammentarsi: si spalanca l’accesso a un vuoto interno ancestrale, richiamato e alimentato dalla mancanza fisica della persona, dell’oggetto di relazione o dell’attaccamento a cui avevamo affidato un pezzo della nostra identità.
Da questa frattura si genera un lacerante conflitto interno, radicato nell’impossibilità di rivivere quella relazione nello spazio e nel tempo. La perdita trascina con sé il peso del vuoto e una profonda inabilità alla vita, che sul piano umano si puo’manifestare attraverso depressioni reattive. Quando si rimane bloccati in questo limbo, si perde la naturale frequenza luminosa dell’anima e ci si allontana da essa
È qui che la mente, nel tentativo di decodificare il dolore, attiva un Copione di Vita doloroso, una posizione esistenziale in cui sussurra: «Io non sono OK, perché non ho le abilità per gestire questo vuoto, e Tutto il mondo non è OK, perché mi ha privato di ciò che mi teneva in piedi». Si insidia uno schema interno distorto, una trappola frequenziale secondo cui la perdita esteriore coincide con una perdita di valore interno: ci si convince che se quella persona non c’è più, o se quella specifica condizione di vita svanisce, noi smettiamo di valere e quindi di vivere.
“Chi perde un caro vive la vita in perdita. Chi vive in perdita non ha avuto la capacità di elaborare l’anima in grandezza, perché la perdita crea un vuoto che fa sentire inabili a vivere.
La perdita deve invece diventare l’abilità di fare un’esperienza differente, in quanto nella perdita si rischia di rinunciare a vivere e si sperimenta un profondo senso di conflitto. In perdita non puoi più vivere le risonanze che avevi prima; le perdite possono iniziare le anime all’ingerenza, in quanto manca lo stimolo, e allora si crea una conseguenza con l’ingiustizia, che può camuffare il vuoto.
La perdita è l’inizio di qualcosa che si rompe dentro. Nella perdita si possono attivare in sé capacità di attivismo e capacità di anima.
Chi vive in perdita e non ha avuto la capacità di elevare la sua anima in grandezza, sperimenta vuoto, disagio e inabilità nel vivere.”
La Via del ritorno e del riallineamento non chiede di riempire quel vuoto con surrogati del mondo, ma di attraversarlo per riappropriarsi del proprio valore assoluto e delle proprie innate abilità di vivere. La guarigione avviene espandendo la Conoscenza di chi si è davvero, ricordando che l’Anima prescinde da qualsiasi perdita terrena. Sciogliere lo schema interno significa comprendere che nessuna assenza può sottrarre luce alla nostra essenza: l’unione con chi è andato oltre non si è spezzata, si è solo spostata sul piano dell’invisibile.
È proprio nel riappropriarsi del proprio Sé e della propria Anima che l’essere ritrova la spinta ad attivarsi, risvegliando e avvalorando nuove abilità con cui ridefinire la vita e chi siamo veramente. Questo passaggio sacro aiuta a dare un valore immenso a se stessi e all’esperienza vissuta, permettendo di riacquisire un significato totalmente nuovo: un senso profondo che serve ad avvalorare, l’amore di sé e, di conseguenza, un rinnovato e potente amore per la vita e per la fonte universale.
ShamiEl
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