L’Abbandono: Il Dono del Ricongiungimento e la Fine dell’Illusione

L’Abban-dono porta in sé un dono prezioso: chi sperimenta l’essere abbandonato manifesta una separazione, ma il vero dono risiede nel recuperare quella parte di sé che si è scollegata dalla propria originale essenza. Ogni qualvolta ci sentiamo in abbandono, non facciamo altro che riattivare una separazione antica dentro di noi. Quando, da bambini, viviamo questa distanza attraverso esperienze familiari in cui ci sentiamo separati dai genitori o dal nucleo d’origine, si attiva la disillusione e, di conseguenza, la percezione della solitudine che in valenza più elevata è originata dal distacco con la nostra anima.

In realtà, questa disillusione è un’illusione: sentirsi soli non ha a che fare con la separazione dall’altro, ma con la separazione da sé. L’abbandono che introiettiamo nel nostro vissuto di bambini — non voluti, non visti, non presi in carico — alimenta una frattura che diventa, nel tempo, distacco dalla propria essenza in percezione e in valore. Ogni volta che risuona in noi l’abbandono, riecheggia la sofferenza di non essere in unione e il dolore di sentire che il nostro bambino interiore è rimasto solo ci riporta in conflitto e in divergenza.

In questo stato, l’esterno diventa complice nel farci sentire non compresi e non visti; si manifesta così lo schema dell’Orfano, che ricerca disperatamente l’unione fuori di sé, ma incontra solo la disillusione nel verificare che quell’unione con l’esterno non si realizza in autenticità perché ogni coniugazione è fittizia e impropria nel ritrovare pace con se stessi e con il mondo esterno.

La via del Dono è invece la via del sentirci in unione internamente, in primis con la nostra essenza. È la via del risveglio e della pace che passa attraverso il sentire la comunione con se stessi, riacquisendo l’amore per l’unione interna e il valore autentico di conoscenza di se stessi. Questo ci porta a smascherare la disillusione per riconoscere che i primi a vederci siamo noi, i primi a comprenderci siamo noi e pertanto anche i primi a riporci in considerazione che è la prima attività da fare in conoscenza di se stessi.

In questa visione evolutiva, la separazione serve a vedere l’unione: senza l’una, non riusciremmo a percepire l’altra, poiché viaggiano come due polarità complementari. La separazione aiuta a manifestare la propria abilità di autonomia e di creazione generativa, senza la quale non potremmo riconoscere chi siamo e quali talenti portiamo.

Allora non si tratta più di vedere la separazione come un abbandono, ma come il manifestarsi della propria unicità, che ci permette di riunirci a noi stessi attraverso la conoscenza di chi siamo: in unione con noi e in separazione consapevole con gli altri. Attivandoci in questo modo, si scioglierà la credenza di essere separati e abbandonati, e l’immagine dell’orfano alla ricerca di un’unione esterna svanirà.

L’Orfano, per uscire dal suo ruolo, ha bisogno di diventare Adulto, manifestando le sue abilità in autonomia d’essere. Solo così potrà creare in sé quell’unione che lo porterà a generare relazioni di indipendenza autentica e di reciprocità. Il campo frequenziale si trasforma: le informazioni di dolore lasciano il posto alla luce e al rispetto reciproco.

In questo spazio, ogni anima è libera di manifestarsi nelle proprie abilità, poiché l’unione con sé stessi alimenta naturalmente la comunione e la concordia tra le anime.

In analisi di abbandono ogni anima consegue se stessa con grande autenticità di valore e deve proprio ritrovare la gioia di essere in armonia in sè per poter aderire con grande amabilità in valenza di conoscenza e in valenza di amore e pertanto in risveglio in unione di anima.

ShamiEl 

Chi desidera avere informazioni può convenire sul sito di www.aletheia.science  oppure considerare di inviare un messaggio telefonico a +39-3717478044 o scrivere a info@aletheia.science  

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